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Adolescenti in difficoltà

A Grosseto un gruppo di ragazze adolescenti picchiano ed offendono una coetanea per il colore della sua pelle con altri ragazzi che sghignazzano e ridono attorno alla scena, a Cosenza un gruppo di ragazzini tentano di incendiare la scuola. Episodi successi in città diverse e distanti fra loro, a supporto del fatto che questi avvenimenti non sono diretta conseguenza di isolati contesti sociali cittadini, ma sono da far risalire ad un profondo malessere adolescenziale presente un po’ ovunque.
Il tutto va ricollegato a diversi fattori. Il principale è sicuramente la mancanza di figure adulte che li guidino verso percorsi di vita idonei e corretti, e che, all’occorrenza, li redarguiscano nel momento in cui tali comportamenti vengono ritenuti sconvenienti.
Questi ragazzi, in poche parole, vengono lasciati in balia di se stessi, allo sbando, senza alcuno che li aiuti. Si sentono soli, spaesati: hanno paura del mondo che li circonda. In questi casi la risposta immediata che ha l’essere umano per difendersi dall’esterno è proprio la degenerazione in violenza ed in condotte facinorose.
Prepotenza ed aggressività non sono dovute dunque all’ indole malvagia dei ragazzi, ma direttamente dalla difficoltà del vivere la loro contemporaneità, con tutte le difficoltà del caso.
Inoltre va sottolineato come spesso incontrino compagnie che possono aizzare l’adolescente verso comportamenti scorretti, contrari alle regole del buon vivere: contrariamente al pensiero comune le cattive frequentazioni, non sono la principale causa dei comportamenti devianti dei ragazzi.
La causa principale della violenza adolescenziale, infatti, è diretta conseguenza del loro spirito di rivalsa verso il mondo che li circonda.
E’ con estremo disappunto che si deve sottolineare come in un paese civilizzato come dovrebbe essere il nostro, continuino con frequenza assolutamente allarmante episodi di intolleranza. Ed ancora più grave è il fatto che autori di questi episodi siano adolescenti, i genitori di domani, coloro che dovranno tra qualche anno insegnare ai propri figli le regole del buon vivere, il rispetto reciproco.
Se queste sono le promesse, ci aspetta un futuro assai poco roseo sotto il punto di vista della tolleranza .
Infine quindi tutti (famiglie, amici, insegnanti) dovrebbero contribuire alla corretta crescita dei bambini prima, e degli adolescenti dopo, dedicando più tempo e maggior spazio ai ragazzi, alle loro problematiche personali, alla corretta crescita, aiutandoli ad affrontare la vita di tutti i giorni, la quotidianità sempre più irta di pericoli.

Giovedì 21 Febbraio 2013

Luca Marsi
Sociologo